Evento formativo ad Agrigento: "Quale deontologia nel rapporto giornalista-cultura?"
"Quale deontologia nel rapporto giornalista-cultura?" è il tema che domenica 27 luglio è stato trattato ad Agrigento, nella sala Chiaramontana del seminario arcivescovile, dall'archeologo Mario Trabucco, da Ghiselda Pennisi del dipartimento di studi archeologici, filosofici e storici dell'Università di Catania e coordinatore regionale dell'ANA (Associazione Nazionale Archeologi) e da Giuseppe Parello direttore dell'Ente Parco Archeologico Valle dei Templi. Ha moderato l'incontro Stelio Zaccaria, segretario provinciale dell'Assostampa agrigentina. Era presente anche Teresa Di Fresco, vice presidente dell'ordine dei giornalisti di Sicilia (nella foto da sinistra Mario Trabucco, Giuseppe Parello, Ghiselda Pennisi, Stelio Zaccaria).
"Attraverso un processo di comunicazione che abbia come base la partecipazione della comunità scientifica e anche dei giornalisti". E' la risposta che ha dato il direttore dell'Ente Parco Archeologico Valle dei Templi. "Un convegno utile – ha continuato - perché ci ha dato la possibilità di confrontarci dandoci modo di focalizzare quali sono i problemi e attuare delle strategie per superare i problemi dei dati di scavo scientifici, applicando altresì delle nuove tecniche di divulgazione all'interno del parco archeologico".
"Quella di oggi è stata un'occasione fondamentale per incontrarsi fra professionisti – sono state le parole dell'archeologo Mario Trabucco - fra coloro che scrivono la storia archeologica e coloro che hanno il compito di divulgarla, cioè i giornalisti. Bisogna aumentare l'informazione al grande pubblico su quale sia il ruolo dell'archeologia all'interno della società, quale sia la sua funzione e dunque perché effettivamente vada finanziata. Per legittimare questa sua funzione c'è bisogno di una corretta comunicazione. Una comunicazione che vada al dì là del sensazionalismo, della sciocchezze scritte senza preoccuparsi di verificare le fonti. I giornalisti hanno il compito non solo di controllare la fonte, ma anche di metterla sotto pressione e portarla alla sua propria responsabilità, dire alla fonte - che sia l'archeologo, che sia lo storico dell'arte - i motivi del perché si sta facendo quella scelta e il perché si stanno spendendo quei soldi pubblici".
Sono state queste le parole con le quali il dottore Trabucco ha risposto alla domanda su "quale deontologia possa confrontarsi nel rapporto giornalista-cultura. Comunicare l'archeologia tra sensazionalismo e divulgazione scientifica”. La dottoressa Pennisi non ha mancato di sottolineare la difficoltà che gli archeologi incontrano nell'affermare la loro professione, problematica ben nota e condivisa dai giornalisti. Alcuni interventi, al termine delle relazioni, hanno ulteriormente arricchito l'evento formativo che è stato particolarmente interessante, perché rivolto a giornalisti che operano in un territorio, quello agrigentino, ricco di siti archeologici e grazie anche all'interesse suscitato dai relatori, data la loro specifica e approfondita competenza. Gremita la sala del seminario arcivescovile che ha ospitato circa ottanta giornalisti, alcuni dei quali provenienti da altre province e regioni d'Italia.
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