Carta, radio, tv, web. Come cambia il racconto dello sport


Carta, radio, tv, web. Come cambia il racconto dello sport
Didascalia: Carta, radio, tv, web. Come cambia il racconto dello sport
Filippo Mule e Nino Vaccarella, foto di Massimo Provenza

"Giornalismo sportivo radio-televisivo, delle agenzie e della carta stampata” è il tema del corso che si è svolto con una serie di approfondimenti portati avanti nell'arco di cinque giorni a Palermo, dal 5 al 9 maggio, nell'ambito degli eventi formativi. Cinque giorni nei locali dell'istituto di Giornalismo di via Maqueda per affrontare un tema cruciale. Come cambia l'informazione sportiva nell'era del giornalismo multimediale. Come può "la carta stampata" conservare il fascino della rievocazione e la puntualità della cronaca, nell'epoca dei gol in diretta, dei tweet, di Facebook e di una 'pietanza' servita al pubblico non appena sfornata. E poi un altro tema dell'informazione non solo sportiva: come riuscire a fornire resoconti il più possibile fedeli, senza farsi condizionare dalle fonti o dagli interessi che assediano il pianeta pallone. Sull'argomento si sono confrontati i massimi esperti del settore: i giornalisti siciliani noti al grande pubblico che da anni li segue sui giornali o in tv.

 

Secondo Concetto Mannisi, segretario dell'Ordine dei giornalisti: "Il lavoro del cronista sportivo e il rapporto con le fonti viene spesso considerato una banalità, ma non sempre tutto è realmente così facile. Anzi. I nostri più diretti interlocutori provano sempre più a controllare l'informazione, a manipolarla, a rendersi immuni da ogni sorta di critica: questo è il tranello in cui il giornalista sportivo, e il giornalista più in generale, non deve cadere. Essere compiacenti non paga e ti toglie gradualmente autorevolezza, riducendo allo stesso modo il tuo seguito. A quel punto il giornalista si è reso responsabile del proprio fallimento. Meglio, perciò, rischiare l'ostruzionismo di una società - tenendo presente che ci si può comunque rivolgere all'addetto stampa del club, il quale a sua volta deve sempre ricordare che il suo compito è quello di facilitare il compito dei colleghi e non di creare loro problemi - consapevoli che l'unione fa sempre la forza: un gruppo unito non corre gli stessi rischi che può correre un gruppo sfilacciato. I tentativi di far sì che questo gruppo si sgrani sono costanti; a noi il dovere di evitare che vadano a segno, magari coinvolgendo in questo anche le nuove leve, e costringendo i nostri interlocutori, anche quelli più vicini, a portare il giusto rispetto a chi ha il dovere di raccontare e riconosce come proprio 'padrone' soltanto il lettore”.

 

L'intervento di Giovanni Finocchiaro ha affrontato il modo di fare una cronaca sportiva, con riguardo a chi materialmente viene inviato sul campo per riportare fatti, notizie ed emozioni: "Il rapporto professionale tra collaboratori e testate giornalistiche si basa, soprattutto, sulla professionalità. Chi è incaricato di seguire anche un avvenimento di secondo piano, deve essere presente fino alla fine e raccontare la verità senza farsi condizionare da interessi e da altre figure. Ci sono giovani collaboratori che, dopo aver messo radici, trattando per esempio una rubrica, seguendo una squadra, qualche volta marinano i palazzetti o i campi di calcio, facendosi raccontare gli avvenimenti. Ed è l'errore più grave per chi deve crescere, perché non si finisce mai di imparare, e per chi deve stampare gli articoli o mandarli in onda con immagini a corredo. Testimoni dell'evento sempre: antico mestiere, ma sempre attuale per arrivare più vicini alla verità. Anche quando si tratta di una partita dilettantistica".

 

Paolo Vannini si è soffermato sul delicato rapporto con la multimedialità, promuovendo un dibattito sul cambiamento profondo della comunicazione sportiva negli ultimi anni, in particolare in relazione all'esplosione delle pay tv e di internet. Il punto focale del suo intervento è stato il diverso modo di raccontare l'evento sportivo a seconda della sua copertura televisiva, delle scelte su titoli ed argomenti dei giornali "che - ha spiegato Vannini - danno assai meno rilievo alla cronaca cercando di andare oltre con interviste, notizie di mercato e fondi degli opinionisti". Un focus sul rapporto fra giornalista e personaggio sportivo, sulle interviste da "conferenza stampa" e su quelle in esclusiva, con un occhio di riguardo al linguaggio della comunicazione sportiva, alla sua evoluzione e allargamento nel tessuto sociale, alla scelta di vocaboli o termini divenuti di uso comune anche fuori dallo sport. Non sono poi passati molti anni da quando Gianni Brera coniava modi di dire che sono rimasti nella lingua parlata di tutti.

 

Filippo Mulè, tesoriere dell'Ordine, ha unito la teoria alla cronaca: "Ero a Roma, durante la finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina, con tutto quello che è successo di gravissimo per l'ordine pubblico. Ho vissuto la drammaticità dell'evento. Non è facile quando sei dentro uno stadio e le notizie arrivano frammentarie, non verificate. Si creano situazioni di pericolo, perché il rimbalzo di voci vere o false può determinare situazioni spiacevoli. Allora, in casi del genere, quando la cronaca assume contorni così forti, il giornalista ha una responsabilità in più: quella di verificare i fatti, di stare attento a non diffondere voci tendenziose che possano creare ulteriori turbamenti. Il nostro mestiere, in situazioni così delicate, ma non solo, porta addosso un peso importante di attendibilità e cura delle informazioni". Con Mulè c'era il pilota Nino Vaccarella (nella foto).

 

Roberto Gueli si è concentrato su radio e tv: “L'evoluzione delle radiotelecronache dal 1950 ai giorni nostri, i cambiamenti del linguaggio, del racconto, il tipo di informazione nel corso dei collegamenti. Sono elementi imprescindibili dell'analisi sul giornalismo sportivo”. Gueli, accompagnato da Luigi Tripisciano, si è soffermato sulle frasi tipiche, sui modi di raccontare, su come sono cambiati. “Da Carosio agli 'urlatori' di oggi molti elementi sono ormai diversi. C'è da considerare la tecnologia applicata alle gare e il fatto che molto è legato alle dinamiche del web e che il mezzo ha una grande influenza sul contenuto”.

 

Sergio Capraro ha chiuso il seminario col suo intervento: “Tutte le novità sono accolte con scetticismo, tuttavia credo che i crediti formativi obbligatori debbano essere considerati con favore dalla nostra categoria perché aumentano la corretta distanza tra chi fa questo mestiere e chi no. Sono inoltre un'occasione di confronto per fare gruppo, si tratta di uno scambio di esperienze e non certo di lezioni. In un momento di crisi del mercato giornalistico è importante che i giornalisti si pongano come figura trasversale per la gestione di contenuti multimediali, dal sito aziendale ai social network. E questo deve accadere al più presto perché altre figure professionali si stanno aggiudicando posizioni che possono essere svolte ancora meglio dai giornalisti”. Gli ospiti di Capraro sono stati Giorgio Trupiano, giovane presidente di Villa Airoldi Golf Club Palermo e Antonino Stinà, da sempre nel mondo del calcio nella veste di procuratore e consulente di alcune società.