La falsa radiazione di Orioles, l'Ordine replica al Fatto Quotidiano
L'Ordine dei giornalisti di Sicilia torna sulla vicenda della falsa notizia della radiazione per morosità del collega Riccardo Orioles, già smentita nei giorni scorsi perché totalmente priva di fondamento, e lo fa in una lettera rivolta al direttore del Fatto Quotidiano. Di seguito il testo integrale (dal box in alto a destra è possibile scaricare il file).
Al direttore del Fatto Quotidiano
Oggetto: articolo Sicilia, l’Ordine caccia la penna antimafia, pubblicato il 4 ottobre 2015 a pag. 13
Riccardo Orioles non è stato né sarà radiato dall’Ordine dei giornalisti di Sicilia: la notizia lanciata sabato 3 ottobre, da noi subito smentita ma sostenuta contro ogni evidenza, il giorno dopo, dal Fatto Quotidiano, con un attacco contro di noi, induce qualche riflessione.
La prima. Il collega, che vive con un’irrisoria pensione, non è in difficoltà da ieri. Non pagava le quote dal 2004. In tutti questi anni è stato sollecitato, come tutti gli altri morosi, ma non ha potuto pagare, né è stato aiutato a farlo. Consapevoli di questa situazione, non ci siamo sognati né ci sogniamo di radiare Orioles, ma i 1.386 euro che doveva andavano versati. Lo ha fatto per lui don Ciotti. Il presidente dell’Ordine nazionale, Enzo Iacopino, aveva lanciato l’idea di una sottoscrizione. Ora sarebbe giusto che i giornalisti facessero la loro parte e restituissero a Don Ciotti e a Libera, che intanto ringraziamo pubblicamente, quanto hanno pagato.
La seconda. L’onorevole Fava sa bene che l’Ordine ha tanta pazienza con chi non paga le quote per molti anni. E lui, che da parlamentare e da giornalista ha un doppio dovere di trasparenza, verso gli elettori e i colleghi, soprattutto i precari e i sottopagati che tanto faticano per arrivare alla fine del mese, ma pagano più o meno puntualmente le quote dell’Ordine, forse dovrebbe dare qualche spiegazione, in proposito. Non a noi, visto che dal 2014 si è trasferito all’Ordine del Lazio. Ai suoi elettori e ai colleghi di tutta Italia.
La terza. Il caso Farina è stato subito dall’Ordine: come i colleghi Fava, Roccuzzo e Gambino dovrebbero sapere, è stata infatti la Suprema Corte di Cassazione a creare le condizioni per la reiscrizione dell’agente Betulla in Lombardia.
La quarta. Veniamo attaccati persino sul caso Ciancio. Sul quale la gestione attuale dell’Ordine di Sicilia non ha nulla, ma proprio nulla da rimproverarsi. Non appena insediati (gennaio 2012) abbiamo chiesto le carte alla Procura di Catania. Non le abbiamo avute. Chiusa l’indagine, quest’anno, abbiamo chiesto di costituirci parte civile contro uno dei potenti dell’informazione siciliana. Il Consiglio di disciplina procederà non appena avrà gli atti. All’onorevole Fava, che è anche vicepresidente della commissione Antimafia, credevo di averlo spiegato, nel corso di un’audizione formale, tenuta nell’ambito di un’inchiesta su mafia e informazione. Di fronte alla costituzione di parte civile non avremmo voluto il suo plauso, perché riteniamo di aver fatto solo il nostro dovere. Certo, però, non ci saremmo aspettati un attacco pure su questo fronte. Ma tant’è. A ringraziarci spontaneamente era stato invece proprio Orioles, su Facebook: “Lieto per la costituzione di parte civile sul caso Ciancio. Spero sia il segnale di un’inversione di tendenza”. Inversione di tendenza nella quale continuo a sperare anche io. In tutti i sensi.
Saluti
IL PRESIDENTE Riccardo Arena
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