Evento formativo a Palermo, come cambia la mafia al tempo della crisi
Com’è cambiata la mafia in questi ultimi anni a causa della crisi? Qual è la nuova mappa e i nuovi volti di Cosa nostra e quali i traffici che realmente le garantiscono ricchezza? Questi alcuni degli interrogativi affrontati nella tavola rotonda “Mafia: la nuova mappa degli affari in tempo di crisi” che si è tenuta nella sede dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, in via Lorenzo Bernini a Palermo. Tra i relatori il giornalista di cronaca giudiziaria Riccardo Lo Verso, il presidente dell’Ordine degli avvocati Francesco Greco, il presidente dell'Ordine dei giornalisti Riccardo Arena, e il vicepresidente di Confindustria Sicilia Giuseppe Catanzaro (nella foto da destra verso sinistra). L’incontro, che rientra tra gli eventi formativi promossi dall’Ordine, ha garantito ai presenti cinque crediti formativi.
Riccardo Lo Verso si è soffermato inizialmente sulle nuove fonti di sostentamento sulle quali poggia Cosa nostra. “Per comprendere cosa sia la mafia dobbiamo capire dove stanno oggi i soldi della mafia – ha esordito - Siamo davvero convinti che l’economia mafiosa si regga oggi sul pizzo? Il pizzo è endemico, viene pagato a tappeto, bottegai, imprenditori ma sono gli stessi esattori del pizzo che chiedono sempre meno perché c’e’ crisi. Poi leggendo le carte processuali viene fuori che uno come Pipo Calò, da 30 anni in carcere, riceve lo ‘stipendio’ mensile versato alla sua famiglia. Quanti Pippo Calò ci sono in carcere ai quali la mafia deve versare delle somme per le spese dei familiari? La mafia non puo’ rinunciare alla rete di solidarietà che rende coesa l’organizzazione e pensare che tutto questo avvenga con il pizzo è fuorviante. La verità è che oggi la mafia punta su altre forme di guadagno illecito. C’è il traffico di droga, ma fatto in maniera diversa. Si sono evoluti, si fanno meno passaggi e si guadagna di più. Ma ci sono altre forme di pizzo anche più preoccupanti. Per esempio l’imposizione delle macchinette mangia soldi presenti a tappeto in tutto il territorio. E chi c’e’ dietro? La famiglia Graziano che ha costruito mezza città. Ci sono i centri scommesse. E poi c’e’ un interesse di Cosa nostra per le attività commerciali. Le carte delle inchieste sono piene di mafiosi che aprono bar e negozi. E’ questo è solo il livello medio perché poi c’e’ qualcuno che ha idee che vanno oltre. Ad esempio il giovane boss Antonino Messicati Vitale, arrestato poi a Bali. Due anni fa era seduto al tavolo con quelli che sono stati descritti dagli inquirenti come i più grandi importatori asiatici di diamanti, mentre firmava un contratto per importare qualcosa come 20 mila carati di diamanti l’anno per 6 milioni di euro dallo Zimbawe in Europa. Se il pizzo viaggia a 20-30 milioni di euro l’anno è ovvio che la mafia ricorre ad altri traffici per sostenersi. Ma la mafia entra anche nelle cooperative di lavoro, ha dimostrato grande capacità di adattarsi a costumi e usi della società di oggi. Pensiamo al commercio. Se è vero che dietro importanti negozi di griffe di Palermo c’e’ la mafia allora vuol dire che il commercio è in mano alla mafia, senza dimenticare i centri scommesse. Per questo ritengo che andrebbe fatto uno spostamento dell’interesse investigativo. La mafia del pizzo va combattuta però dovremmo cominciare a seguire di più la scia lasciata dal denaro, come da grande intuizione del giudice Giovanni Falcone”.
Riccardo Arena, pur condividendo la riflessione di Lo Verso, ha spostato l’attenzione sui nuovi meccanismi di infiltrazione mafiosa e sulle forme di controllo del territorio. “Dovremmo interrogarci sul perché attività commerciali floride, che duravano da decenni, svaniscono quando vengono poste sotto sequestro per motivi di mafia. Al di là della crisi che incide, se non appena subentra l’amministratore giudiziario spariscono le commesse e la ditta va in crisi, deve esserci anche qualche altro meccanismo che non vediamo”.
Riflessione rivolta a Giuseppe Catanzaro che, a sua volta, ha posto l’accento sui nuovi scenari nei quali operano le organizzazioni criminali. “Oggi viviamo in Europa con un mercato regolato da unica moneta e di fatto molto ampio”. Poi, condividendo la tesi di Lo Verso, ha ribadito che “la mafia non è più solo la mafia che cerca il pizzo. Chi è oggi il mafioso? Quello che va nel bar a chiedere 200 euro? Non credo: la recente operazione Apocalisse ha svelato come la mafia, per piccoli lavoretti, deve ricorrere ai rom perché non c’è più manovalanza. Un segno di degrado che testimonia come oggi il mafioso si sia evoluto. E’ laureato, conosce bene i meccanismi che regolano l’economia. E’ consapevole, ad esempio, che l’Agenzia delle Entrate mediamente impiega due anni prima di controllare il bilancio di una ditta. Così aprono una società e la chiudono dopo pochi mesi, sfuggendo ai controlli. E sanno anche in quali province dell’Isola è più conveniente operare perché la commissione tributaria è più veloce o lenta nei controlli”. Secondo Catanzaro, a fronte di questo ‘perfezionamento’ del sistema criminale il Parlamento però non è altrettanto veloce nel prendere contromisure. “Una possibile soluzione – ha ipotizzato Catanzaro – potrebbe riguardare pene più dure nei confronti dei soggetti recidivi. Solo così si riuscirebbe a far passare il messaggio che tornare a delinquere non conviene. Lo Stato deve cambiare atteggiamento, dobbiamo radicalizzare il confronto verso chi ritorna a compiere gli stessi errori”.
Sul delicato tema della repressione, è intervenuto l’avvocato Francesco Greco che, tuttavia, ha contribuito a dare una una chiave di lettura delle ultime mutazioni che carettizzano il fenomeno mafioso. “Da una mafia ‘aristocratica’ che in passato rifiutava il commercio di droga e prostituzione perché si limitava al contrabbando, si è passati a una mafia ‘proletarizzata’ dove persino i boss si sono messi a lavorare e fanno gli imprenditori. Certamente si e’ trasformata: pizzo, droga, attività commerciali che aprono e chiudono in pochissimo tempo non pagando le tasse, e fanno concorrenza sleale. Sicuramente occorrono delle contromisure ma questo è un tema delicatissimo che incide sulle libertà individuali. Bisogna certo dare una svolta e forse è arrivato il tempo per applicare un sistema più duro ma arrivare al concetto della irredimibilità del soggetto, come in America, comporta un ampia riflessione. Significa cambiare la struttura della nostra Costituzione che si fonda su alcuni principi che bisognerebbe mettere in discussione. La funzione della pena in America è diversa, con finalità repressiva e non emendatrice come in Italia. Si tratta di fare una scelta, è un dibattito serio ma prima di arrivare a una conclusione bisogna discuterne molto perché veramente si mettono in discussione i fondamenti della nostra società”.
Ultimo tema e, forse il più spinoso, il delicato rapporto tra mafia e politica. Lo Verso ha provocatoriamente affermato che questa connivenza tra mafia e politica non esiste. “Se andiamo a guardare la storia giudiziaria di questo Paese - ha sostenuto - ci rendiamo conto che, a parte alcuni casi isolati, questo rapporto non esiste. La recente vicenda di Pietro Franzetti che avrebbe ammesso di aver comprato un pacchetto di voti, dimostrerebbe come la mafia non sia più in grado nemmeno di far eleggere un consigliere comunale. La mia è ovviamente una provocazione, e per questo motivo mi domando se non ci sia anche una responsabilità degli inquirenti. Può darsi che occuparsi solo della criminalità organizzata piuttosto che della burocrazia sia più conveniente? E lo dimostra la storia della nostra regione. Solo Cuffaro ha pagato. Secondo me in questi anni c’e’ stato un preciso indirizzo nella politica giudiziaria della procura di Palermo a occuparsi prevalente della criminalità mafiosa. È perché era un emergenza? Lo era sicuramente anni fa ma ora dobbiamo cominciare a guardare altrove”.
Per Greco, infine, forse “è venuto il tempo di inserire il concorso esterno nel nostro sistema giuridico. Per scoperchiare e mettere a nudo i rapporti tra mafia e politica forse l’unica strada è il reato del concorso esterno, ma bisogna delinearne bene il contorno. La politica – ha concluso – dovrebbe adottare misure più stringenti per evitare che questo fenomeno possa ripetersi”.
/link utili