Addio a Dante Ciliani, presidente dell'Ordine dei giornalisti dell'Umbria
È morto Dante Ciliani, caposervizio della redazione di Terni de Il Messaggero, presidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria, deceduto domenica 13 settembre, a causa di una malattia che non gli ha dato scampo e che solo da pochi mesi aveva scoperto di avere. Ciliani lascia un enrome vuoto nel mondo del giornalismo italiano. Anche la Federazione Nazionale della Stampa Italiana "si unisce al grande e unanime dolore dei familiari, degli amici e dei colleghi dell'Umbria per la sua immatur ascomparsa” e lo ricorda come "un capace e intelligente dirigente sindacale sempre attento ad affrontare e risolvere i problemi dei colleghi, soprattutto di una regione come l'Umbria tormentata da alterne vicende editoriali. Con la scomparsa di Dante i giornalisti umbri e l'intera categoria perdono un punto di riferimento sindacale e professionale, un difensore strenuo e determinato dei loro diritti". I funerali saranno il 15 alle 10 nella chiesa San Francesco di Terni.
La presenza di Dante Ciliani, giornalista vecchia maniera nonostante la ancora giovane età, animava le Consulte dei presidenti, le svuotava dell’involontario significato di barbose (e spesso poco utili) assise burocratiche di incontro rituale tra i vertici degli Ordini di tutta Italia. Grazie a lui, grazie a questo piccolo ma grandissimo presidente dell’Ordine dell’Umbria, i contributi di idee e le proposte per migliorare questa nostra professione e questo nostro Ordine non mancavano. Ed erano proposte sempre costruttive, che facevano breccia tra i falchi di ogni schieramento, proprio in virtù della sua abilità nel trattare, sempre col sorriso sulle labbra e con una mai eccessiva dose di ironia, tutti gli argomenti – anche i più spinosi e delicati – che in queste riunioni si trattano. Dante era l’uomo della mediazione, ma anche, laddove serviva, un argine insormontabile a tutela dei colleghi e del giornalismo.
Ci mancherà, ma lui vorrebbe essere salutato con un sorriso sulle labbra e così faremo anche noi siciliani. Ciao, “Dantuzzu”.
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