"Spioni", spiati e privacy
L'Italia è un Paese di 'spioni' e di spiati? La privacy dei cittadini è veramente a rischio? Fin dove è possibile raccontare vicende di cronaca, pubblicando, per esempio, le intercettazioni? Dove finisce il diritto di cronaca e dove comincia la privacy? Si tratta di argomenti sensibili, di ferri del mestiere della professione giornalistica, che coinvolgono la prassi quotidiana e la deontologia. Naturale, dunque, che sul tema si organizzasse un evento formativo che si è tenuto nella sede dell'Ordine dei giornalisti, in via Bernini a Palermo. Titolo: “Le intercettazioni tra diritto di cronaca e tutela della privacy”. Ne hanno discusso: Fiorenza Sarzanini, inviato del Corriere della Sera, Maurizio De Lucia, magistrato della DNA, l'avvocato Nino Caleca e Lara Sirignano, giornalista ANSA. Recenti dati disponibili dicono che con oltre 600 mila richieste alla Vodafone in un anno è l'Italia a guidare la classifica dei 29 Paesi intercettati attraverso il più grande gruppo al mondo di telefonia mobile. Dunque, la domanda si rafforza: siamo una nazione di 'spioni' e di spiati? Secondo il dottore De Lucia, no. Sussistono delle garanzie e le procedure tra paese e paese, comunque, differiscono. Dunque non è possibile una reale comparazione di dati. De Lucia ha anche ricordato il valore investigativo delle intercettazioni.
Si è passati poi al tema delicato, che riguarda i cronisti: cosa va pubblicato? Chi deve, eventualmente, porre dei limiti in nome della difesa della privacy? Secondo l'avvocato Nino Caleca tutto, in sostanza, deve essere pubblicabile. Tutto deve essere noto, nell'interesse dell'opinione pubblica, che deve conoscere il più possibile, per potere farsi un'idea, e nell'interesse stesso della difesa, affinché non ci siano fonti privilegiate nella stesura di un articolo. Siano poi gli organi dei giornalisti a disciplinare, a sanzionare la liceità o non di determinati comportamenti. Una posizione contraria ha espresso Maurizio De Lucia: “La privacy è un valore fondamentale e deve essere protetta”. Ma come discernere? I giornali possono pubblicare anche il materiale estraneo a un'indagine? Fiorenza Sarzanini, forte di una lunga esperienza sul campo, ha posto la discriminante dell'interesse pubblico. Passa tutto da lì: se è di pubblico interesse – riguardo alla posizione del personaggio coinvolto e della storia di cui si parla – che certe intercettazioni siano pubblicate. Il giornalista è il punto di riferimento che deve stabilire, con la sua sensibilità e la sua professionalità, come comportarsi. Sarzanini ha ricordato gli articoli sul caso dell'ex prefetto dell'Aquila che, dopo il terremoto, in una intercettazione aveva ammesso di avere finto lacrime di commozione. “In quel caso – ha detto la giornalista del 'Corriere' – era giusto che le persone fossero informate”. Chiosa del presidente dell'Ordine Riccardo Arena che ha ricordato l'importanza degli eventi formativi e la qualità dei relatori invitati dall'Ordine.
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