Professionisti e pubblicisti, stessa strada: le quote restano uguali


Professionisti e pubblicisti, stessa strada: le quote restano uguali
Didascalia: Professionisti e pubblicisti, stessa strada: le quote restano uguali

La quota di iscrizione annuale all’Ordine rimane uguale per professionisti e pubblicisti: il Consiglio nazionale, con 68 voti contro 35, ha bocciato la proposta del vicepresidente Santino Franchina, già vicepresidente del Consiglio dell’Ordine di Sicilia, di ridurre alla metà quanto dovuto dai pubblicisti. La proposta era collegata al forte ridimensionamento del peso dei pubblicisti nel “nuovo” Consiglio nazionale, secondo le previsioni della legge di riforma dell’editoria, la numero 196 del 26 ottobre 2016, entrata in vigore il 15 novembre: dagli attuali 156 componenti (144 più 12 del Consiglio di disciplina nazionale, con un’ampia rappresentanza di pubblicisti), il Consiglio sarà ridotto a 60, con 40 professionisti e 20 pubblicisti. Da qui l’ordine del giorno presentato da Franchina e firmato da 55 consiglieri. Col voto segreto, però, la maggioranza è andata sotto.

Prima della discussione in assemblea, la scelta di chiedere la riduzione delle quote era stata spiegata dal vicepresidente Franchina con un commento sul sito dell’Ordine nazionale (qui l’intero intervento) col fatto che “la rappresentatività democratica risulta sacrificata ed è palese la penalizzazione degli oltre 70.000 pubblicisti italiani (…). Ma a questo punto però nasce un nuovo problema: stabilito per legge dello Stato che i Pubblicisti ‘pesano’ la  metà dei Professionisti, non  diventa doveroso e  legittimo proporzionare e dimezzare anche le loro quote rispetto ai Professionisti? Questi ultimi saranno sicuramente i primi a non volere più che l’Ordine si mantenga soprattutto con i soldi dei Pubblicisti che attualmente forniscono oltre il 70 per cento delle entrate”. 

 

L’esito del voto viene commentato in modo opposto dal portavoce dei consiglieri di opposizione, Giancarlo Ghirra (qui l’intero comunicato), che ha sostenuto che è stato “sconfitto l'estremismo di chi voleva portare l'Ordine dei giornalisti verso l'autodistruzione e boicottare la legge sull'editoria appena entrata in vigore. La ragionevolezza è prevalsa nettamente nel voto in Consiglio nazionale. Una proposta che, prima di essere portata all'esame del Consiglio nazionale‎, era stata teorizzata sul sito ufficiale dell'Ordine come una sorta di reazione alle decisioni del Parlamento dal vicepresidente, che ora deve trarre le conseguenze, dopo che l'assemblea ha sconfessato l'iniziativa inopportuna e senza precedenti”.