La falsa radiazione di Orioles, Fava insiste e l'Ordine replica: "Si documenti meglio"
Il Fatto Quotidiano, nell’edizione di giovedì 7 ottobre, ha pubblicato la replica dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia alle false notizie diffuse il 4 ottobre (qui la replica dell'Ordine dei giornalisti di Sicilia al Fatto Quotidiano), sulla radiazione per morosità del collega Riccardo Orioles. Uno dei tre autori dell’articolo che aveva aperto il “caso”, Claudio Fava, ha a sua volta controreplicato alle osservazioni del presidente Arena.
Pubblichiamo sia le parole di Fava che una nota di ulteriore chiarimento dell’Ordine. Con essa riteniamo chiuso l’argomento, non senza rammarico per il modo in cui si è sviluppata, per le reazioni e le proteste che ha generato una notizia assolutamente destituita di fondamento.
Il 2 ottobre scorso, Riccardo Orioles non è stato radiato, come pretendeva l' Odg del Consiglio di disciplina dell' Ordine dei giornalisti di Sicilia, solo perché la reazione di pubblica rabbia ha suggerito a quel Consiglio un rinvio di sei mesi. Il giorno dopo l' associazione Libera ha saldato le quote ed è venuta meno la morosità di Riccardo. Amen.
Su Ciancio, e sullo sguardo torpido e benevolo dell' Ordine siciliano, l' articolo nostro narrava trent' anni di torpore e di benevolenza. Che lo stesso presidente Arena, audito in Commissione antimafia, ha avuto l' onestà di ammettere: "Su Ciancio non mi nascondo dietro un dito dicendo che, nel periodo in cui emerse la vicenda (l' incontro tra Ciancio e il boss Giuseppe Ercolano), nessun consiglio dell' ordine ebbe mai a chiedere e a chiamare Mario Ciancio perché desse chiarimenti su questo". Su Farina alias Betulla, vale la pena ricordare quello che l' Ordine scriveva al momento della sua radiazione: "Il comportamento di Farina resta incompatibile con tutte le norme deontologiche della professione giornalistica e ha provocato un gravissimo discredito per l' intera categoria. E non solo in relazione alla vicenda Abu Omar e ai rapporti con Pio Pompa". La Suprema Corte di Cassazione non ha creato alcuna condizione per la sua riammissione: l' ha create lo stesso Ordine quando Farina ha presentato domanda: prima respinta, poi - bontà loro - accolta.
Quanto alla costituzione di parte civile dell' Ordine (quattro mesi fa) nei confronti di Ciancio dopo la richiesta di rinvio a giudizio, il presidente Arena ha letto con somma distrazione la relazione conclusiva dei lavori dell' Antimafia e non si è accorto che la nostra relazione dà ampio spazio a quella decisione, pag. 44, riportando per intero le motivazioni dell' Ordine (certo con un' evidenza più significativa di un comunicato stampa).
Infine, sul riferimento al sottoscritto (allusivo non capisco a cosa), è assolutamente vero che ho chiesto la cancellazione dall' Ordine di Sicilia per iscrivermi a quello di Roma. La lettera del presidente Arena mi conforta in questa mia decisione.
Claudio Fava
L’onorevole Fava, nella sua sicumera degna di miglior causa, dimentica di non fare a pugni con la logica, oltre che con la verità: dunque il Consiglio di disciplina dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia sarebbe stato fermato dalla “reazione di pubblica rabbia, che ha suggerito … un rinvio di sei mesi” nella radiazione di Orioles. Radiazione che, lo ripetiamo, non c’è mai stata né mai ci sarebbe stata. Ma questo, Fava continua a far finta di non sentirlo. Sulla “reazione di pubblica rabbia”, però, il CDT avrebbe poteri divinatori, atteso che la piazza virtuale si è scatenata dopo che, alla presentazione di un libro, che si è tenuta sicuramente dopo le 20,15 (orario di inizio della conferenza) del 2 ottobre, Fava ha dato la falsa notizia della radiazione. E il CDT alle 20,15 del 2 ottobre aveva concluso da tempo i propri lavori. Senza radiare proprio nessuno.
Su Ciancio, Fava ritiene di dover insistere nel prendersela con l’unica gestione dell’Ordine che abbia fatto qualcosa di concreto. Non ne comprendiamo i motivi, ma ci limitiamo a prenderne atto. Tuttavia non è stato sommamente distratto il presidente Arena nel leggere la relazione della commissione di cui Fava è vicepresidente, è sommamente in malafede l’onorevole Fava, perché – a parte che nel documento dell’Antimafia non c’è né plauso né sostegno alla nostra iniziativa, a parte che Fava non ha mai speso una parola su questa costituzione di parte civile, a parte che, se ragionassimo come lui, ci sentiremmo isolati – nel suo articolo, realizzato per il Fatto Quotidiano con i colleghi Roccuzzo e Gambino, il giornalista-deputato scrive testualmente: “Perfino l’Ordine, di fronte all’evidenza di un procedimento penale, s’è trovato costretto a costituirsi parte civile”. Si tranquillizzi, Fava: non ci ha costretti proprio nessuno. Non temiamo però il confronto: dica pure chi o cosa ci avrebbe costretti e come. Altrimenti stia zitto.
Sul caso Farina, Fava dimostra ancora una volta di non sapere proprio niente, a parte le voci comuni: a noi potrebbe non interessare replicargli pure su questo punto, dato che il caso riguarda la Lombardia. Però va chiarito che la Suprema Corte di Cassazione ha annullato la sacrosanta radiazione di Farina, deliberata dal Consiglio nazionale dell’Ordine e confermata da Tribunale e Corte d’appello di Milano, per un cavillo (Betulla si era cancellato dall’Ordine e il cancellato non può essere radiato). In questo modo l’ex agente dei Servizi ha potuto, decorsi cinque anni dalla cancellazione “volontaria“, presentare domanda di reiscrizione. Che qui in Sicilia avremmo respinto, forse. Ma che in sede di ricorso, trattandosi di atto quasi dovuto, sarebbe passata.
È poi grave (per i suoi elettori e per i precari senza un centesimo) che l’ex iscritto in Sicilia Fava non ricordi di essere stato moroso anche lui, come Orioles (che non ne ha colpa), tra il 2006 e il 2014. Che non abbia ricordato per otto anni che le quote vanno pagate; che i nostri ripetuti solleciti siano rimasti inevasi; che, a fronte di una sorta di “trattativa”, condotta a fine 2013, il nostro ex iscritto abbia risposto con una lettera piccata in cui, pagando con otto anni di ritardo, preannunciava il suo trasferimento nel Lazio. Siamo certi che tutto questo non c’entri – e d’altro canto sarebbe impensabile – con l’inchiesta dell’Antimafia, con l’atteggiamento vagamente inquisitorio tenuto da Fava nei confronti del presidente Arena, con i giudizi pesanti sull’Ordine siciliano, espressi in un documento del Parlamento italiano e infine con la rabbiosa, ingiustificata e pelosa polemica sul moroso (lui incolpevole) Orioles. Sono solo coincidenze, direbbe ironicamente il Fatto Quotidiano. Ma noi non siamo il Fatto.
Infine, diversamente da quanto afferma Fava, contento di essere andato via, noi non siamo affatto felici (e il presidente Arena glielo ha rappresentato personalmente, per lettera e di presenza) che un signor giornalista come Claudio Fava, tra l’altro figlio di un grande del nostro mestiere come Pippo Fava, vittima della mafia e da noi perennemente ricordato nella nostra sede, si sia trasferito nel Lazio. Però, lo confessiamo, da oggi siamo un po’ meno tristi.
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