Formazione, minori e giornalismo: l'evoluzione della Carta di Noto


Formazione, minori e giornalismo: l'evoluzione della Carta di Noto
Didascalia: Formazione, minori e giornalismo: l'evoluzione della Carta di Noto

Investigare con la testimonianza di un minore è cosa ardua. Ce lo dice la Carta di Noto della quale si è parlato ampiamente sabato 31 ottobre nella sede dell'Ordine dei giornalisti in via Bernini a Palermo con la dottoressa Iva Marino psico-criminologa ed esperta in scienze forensi e criminologiche e con l'avvocato Franco Villardita, difensore di Veronica Panarello (nella foto da sinistra la dottorezza Iva Marino, la vicepresidente dell'ordine Teresa Di Fresco e l'avvocato Franco Villardita). Raccontare dell'abuso o presunto tale su minori impegna i giornalisti al rispetto della Carta di Treviso alla quale fa riferimento anche la Carta di Noto nel sottolineare la delicatezza degli interrogatori a cui vengono sottoposti abusati o presunti tali. Un protocollo ben preciso di procedure atte ad appurare quanto più possibile la verità considerando la difficoltà di indagine su soggetti deboli e facilmente influenzabili sia da dipendenze psicologiche sia fisiche. Interessante e partecipato il dibattito finale moderato dalla vicepresidente dell'ordine Teresa Di Fresco

 

Il compito di maggiore difficoltà è riservato all'intervistatore che deve essere in possesso dei requisiti di conoscenza, preparazione, specializzazione ed esperienza. A questi esperti si deve affidare un giudice che debba cercare di apprendere verità che la vittima ha difficoltà a confessare tanto più se è in età pre-adolescenziale. La dottoressa Marino, esperta in materia, ha illustrato tutti i punti, 18 articoli, di cui è composta l'ultima stesura della Carta di Noto non tralasciando alcun elemento utile alla conoscenza di questo importantissimo vademecum al quale affidarsi anche nelle indagini giornalistiche per non incorrere in violazioni deontologiche. Altrettanto interessante l'intervento dell' Avvocato Franco Villardita che ha ampiamente soddisfatto la platea dei giornalisti presenti al corso di formazione, sia con numerosi riferimenti al “caso Loris Stival”, sia sulle modalità di indagine che potrebbe subire influssi dei media che in qualche modo cercano o adottano una propria verità. A conforto di tale tesi la tendenza “colpevolista” nei confronti di Veronica Panarello che, non ancora condannata, è stata indicata spesso come unica colpevole dell'omicidio del figlio Loris.