Editoria, arrivano i contributi. Cambia pure l'Ordine
Via libera definitivo della Camera alla riforma dell'editoria. Un provvedimento che introduce diverse novità nel settore, a partire dal tetto agli stipendi Rai, fissato a 240 mila euro annui. Inoltre, viene istituito il Fondo per il pluralismo e l'innovazione al ministero dell'Economia e viene attribuita al governo la delega per ridefinire la disciplina sui contributi pubblici, e le norme sui prepensionamenti dei giornalisti e sul Consiglio dell'Ordine. Questi i punti fondanti del ddl:
Ordine dei giornalisti e prepensionamenti. Diventano 60 i componenti del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti e viene garantita la rappresentanza alle minoranze linguistiche. Nel dettaglio, dai 144 consiglieri attuali, cui si sommano i 12 che fanno parte del Consiglio di disciplina, a 60 componenti, compresi i 12 del Consiglio di disciplina. Il ddl, inoltre, delega il governo ad adottare entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge criteri piu' stringenti per il ricorso ai prepensionamenti dei giornalisti, a rivedere l'attuale procedura sugli stati di crisi.
Fondo all'editoria, ecco chi potrà ricevere il contributo. Parliamo di una misura che disciplina principalmente il sostegno pubblico al settore (qui il testo completo). Ad alimentare questo fondo saranno le risorse statali per il sostegno all'editoria quotidiana e periodica, ma anche quelle per le emittenti locali. Previsto l'uso di una quota, fino a 100 milioni di euro annui per il periodo 2016-2018, delle eventuali maggiori entrate da canone Rai in bolletta. Ci sarà anche un contributo di solidarietà da parte dei concessionari di pubblicità su tv e stampa (0,1% del reddito complessivo annuo). Ecco intanto la platea dei potenziali beneficiari di questa misura:
- Emittenti televisive locali
- Cooperative giornalistiche
- Enti senza fini di lucro
- Quotidiani e periodici delle minoranze linguistiche
- Imprese ed enti che editano periodici per non vedenti o ipovedenti
- Associazioni di consumatori
- Imprese editrici di quotidiani e periodici diffusi all'estero
Ecco invece chi viene escluso dai contributi:
- Giornali di partito
- Imprese editrici di quotidiani e periodici che fanno capo a gruppi editoriali quotati o partecipati da società quotate.
- Come si calcolerà il contributo? L'ammontare dipenderà da:
- Numero di copie annue vendute (che non può essere inferiore al 30% delle copie distribuite per le testate locali e al 20% per quelle nazionali)
- Utenti unici raggiunti
- Numero di giornalisti assunti
Il contributo sarà erogato in due rate (la prima entro il 30 maggio, pari al 50%). Il testo stabilisce anche tempi e modalità di presentazione delle domande, così come i requisiti per la testata online:
- Deve essere regolarmente registrata presso una cancelleria di tribunale
- Avere un direttore responsabile iscritto all'Ordine
- Produrre principalmente informazione con aggiornamento quotidiano
- Non essere una mera trasposizione telematica di una testata cartacea
- Non essere un mero aggregatore di notizie
Il governo, infine, dovrà incentivare gli investimenti nell'innovazione digitale, assegnare finanziamenti a progetti innovativi, liberalizzare la vendita dei prodotti editoriali e gli orari di apertura dei punti vendita, incentivare sul piano fiscale gli investimenti pubblicitari su quotidiani e periodici nonché sulle radio e tv locali.
Istituzione del fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione. Al fine di assicurare la piena attuazione dei principi di cui all'articolo 21 della Costituzione, in materia di diritti, libertà, indipendenza e pluralismo dell'informazione, nonché' di incentivare l'innovazione dell'offerta informativa e dei processi di distribuzione e di vendita, la capacità delle imprese del settore di investire e di acquisire posizioni di mercato sostenibili nel tempo, lo sviluppo di nuove imprese editrici anche nel campo dell'informazione digitale, è istituito presso il ministero dell'Economia il Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione. Il fondo è destinato anche alle radio e tv locali, oltre alle imprese editoriali costituite da cooperative e istituti no profit. Il Fondo sarà alimentato dalle risorse per il sostegno all'editoria quotidiana e periodica, e per le emittenti locali. E' inoltre previsto l'uso di una quota, fino a 100 milioni di euro annui per il periodo 2016-2018, delle eventuali maggiori entrate da canone Rai in bolletta.
Tetto agli stipendi Rai. Il limite massimo delle retribuzioni è fissato a 240mila euro all'anno. Il tetto si applica agli amministratori, ai dipendenti e ai consulenti "del soggetto affidatario della concessione del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale". Il tetto non può essere superato anche qualora l'azienda dovesse emettere dei bond. La norma è stata introdotta al Senato, con un emendamento presentato dal relatore, il Pd Roberto Cociancich, e approvato all'unanimità a Palazzo Madama, anche alla luce della pubblicazione degli ultimi stipendi dei dirigenti di Viale Mazzini, alcuni dei quali andavano ben oltre la quota di 240mila annui. La riforma prevede anche una riduzione delle risorse assegnate nel Fondo per l'editoria alle imprese che danno stipendi superiori a 240mila euro.
Definizione dei quotidiani online. Devono pubblicare prevalentemente online, essere regolarmente registrati nella cancelleria di un tribunale, produrre soprattutto informazione, aggiornata quotidianamente, avere un direttore responsabile iscritto all'Ordine dei giornalisti.
Servizio pubblico. La concessione del servizio pubblico (Rai) durera' dieci anni e ci dovrà sempre essere la consultazione pubblica sugli obblighi di servizio per il rinnovo. Sarà affidata con decreto del presidente del Consiglio su proposta del Mise di concerto con l'Economia.
Contributi pubblici. Il testo del ddl delega al governo la ridefinizione dell'intera disciplina. L'esecutivo, entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge, dovrà ridefinire innanzitutto la platea dei beneficiari: tra questi, oltre alle tv locali, le cooperative giornalistiche e gli enti senza fini di lucro, quotidiani e periodici delle minoranze linguistiche, imprese ed enti che editano periodici per non vedenti o ipovedenti, associazioni di consumatori, imprese editrici di quotidiani e periodici diffusi all'estero. Saranno esclusi invece i giornali di partito e le imprese editrici di quotidiani e periodici che fanno capo a gruppi editoriali quotati o partecipati da società quotate. Ulteriore requisito richiesto sarà l'edizione della testata in formato digitale, anche in parallelo con la carta. L'ammontare del contributo pubblico dipenderà dal numero di copie annue vendute e dagli utenti unici raggiunti, oltre che dal numero di giornalisti assunti. Sono previsti infine dei criteri 'premiali' per quelle imprese che assumono a tempo indeterminato gli under 35 e vengono fissati limiti massimi al contributo erogabile. Nella delega c'e' anche la parte relativa alle liberalizzazioni: il governo dovra' incentivare gli investimenti nell'innovazione digitale, assegnare finanziamenti a progetti innovativi, liberalizzare la vendita dei prodotti editoriali e gli orari di apertura dei punti vendita, incentivare sul piano fiscale gli investimenti pubblicitari su quotidiani, periodici, radio e tv locali.
La reazione degli Ordini regionali. Soddisfazione viene espressa dalla maggioranza dei presidenti regionali dell'Ordine dei giornalisti per l'approvazione in terza lettura alla Camera del ddl sull'editoria che contiene un passaggio "chiave per poter procedere ad una riforma organica dell'Ordine dei giornalisti, attesa da anni". "Da oggi si volta pagina - si legge in una nota della maggioranza dei presidenti regionali - in quanto il provvedimento introduce nuove norme sulla composizione e le competenze dell'Ordine nazionale, premessa indispensabile per completare una riforma dell'Ordine adeguata alle mutate esigenzedella professione giornalistica". "La legge approvata oggi - continua la nota - prevede infatti la riduzione del numero dei componenti del Consiglio nazionale (dai 144 consiglieri attuali, cui si sommano i 12 che fanno parte del Consiglio di disciplina, a 60 componenti, compresi i 12 del Consiglio di disciplina) riequilibrandone il rapporto tra professionisti e pubblicisti (due terzi e un terzo). Si riducono quindi i costi dell'organismo, si restituisce la rappresentanza a chi svolge effettivamente l'attività giornalistica, si garantisce una presenza territoriale venendo incontro alle istanze della maggioranza dei presidenti degli Ordini regionali". "Ora - conclude la maggioranza dei presidenti regionali - auspichiamo che in tempi brevi il Governo approvi i decreti delegati sulla formazione e il nuovo sistema elettorale, anche per poter rinnovare quanto prima gli organismi dell'Ordine con le nuove regole".
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